In classe viene introdotta una nuova regola e un bambino protesta: «Non è giusto». La prima reazione di un adulto potrebbe essere: le regole si rispettano e basta. Eppure è proprio qui che si sviluppa una competenza importante: capire quando è sensato rispettare una regola e quando è opportuno contestarla con educazione.
Tra i 7 e i 9 anni, i bambini sono già in grado di ragionare sul motivo per cui esiste una regola, su chi protegge e su cosa potrebbe accadere se nessuno la rispettasse. Hanno però ancora bisogno di aiuto per non confondere un’ingiustizia con il semplice fatto di non avere voglia di fare qualcosa. L’obiettivo, quindi, non è crescere un bambino che obbedisce senza farsi domande, né uno che mette in discussione ogni dovere. È più utile insegnargli a fare domande, a sostenere le proprie ragioni e ad assumersi le conseguenze delle proprie scelte.
Non tutte le regole sgradite sono ingiuste
Un bambino può considerare ingiusto anche dover pulire la lavagna, mettere a posto i giochi o aspettare il proprio turno. Ma il fatto che una regola sia sgradita non significa che sia ingiusta.
Aiuta distinguere due domande: «Non mi piace?» e «È davvero ingiusta?» La prima riguarda un sentimento. La seconda richiede una ragione.
Una regola può essere scomoda ma comunque equa, se si applica in modo comparabile a tutti, ha uno scopo comprensibile e non favorisce una sola persona a scapito delle altre.
Quattro domande per aiutare il bambino a valutare una regola
Invece di dare subito una risposta, potete accompagnare il bambino attraverso quattro semplici domande:
- A cosa serve questa regola? Protegge la sicurezza, i turni, il lavoro condiviso o qualcos’altro?
- Vale allo stesso modo per chi si trova in una situazione simile? Oppure qualcuno è esentato senza una ragione comprensibile?
- Che cosa succederebbe se la regola non esistesse? Ci sarebbero più confusione e conflitti, o le cose funzionerebbero meglio?
- Si potrebbe migliorare la regola? Esiste un modo più equo per raggiungere comunque il suo obiettivo?
Queste domande aiutano il bambino a passare da «è una sciocchezza» a una riflessione sulle ragioni e sulle conseguenze.
Se una regola non piace, non bisogna infrangerla subito
Una parte importante della responsabilità consiste nel saper dissentire senza violare automaticamente un accordo. Se una regola sembra sbagliata, il bambino può prima chiedere una spiegazione o proporre una modifica.
Possono essere utili frasi come:
- «Perché abbiamo questa regola?»
- «Possiamo trovare un altro modo?»
- «Mi sembra che non valga allo stesso modo per tutti.»
- «Posso proporre un’alternativa?»
Queste frasi insegnano che dissentire non significa per forza essere ribelli. Può essere parte di una normale conversazione su come dovrebbero funzionare le regole condivise.
Essere equi non significa dare sempre a tutti la stessa cosa
I bambini spesso associano la giustizia alla perfetta uguaglianza. Nella pratica, però, può essere equo assegnare compiti o condizioni diverse, se c’è una ragione comprensibile.
Per esempio, se un bambino non può svolgere un’attività fisica, può occuparsi di un’altra parte del lavoro. Non è necessariamente un privilegio: ciò che conta è che la differenza non sia arbitraria.
| Situazione | Domanda per il bambino |
|---|---|
| Tutti hanno lo stesso compito | È un compito adatto a tutti? |
| Qualcuno è esentato | C’è una ragione valida per l’eccezione? |
| Qualcuno infrange la regola senza conseguenze | La regola vale davvero per tutti? |
| La regola viene modificata | È cambiata perché quella precedente non funzionava? |
Confrontare situazioni diverse aiuta il bambino a capire che l’equità si valuta in base alle ragioni e alle conseguenze, non soltanto chiedendosi se tutti fanno esattamente la stessa cosa.
Imbrogliare è un esempio concreto di regola che protegge la fiducia
Durante un gioco, la tentazione di barare può essere molto concreta. Un bambino può accorgersi che qualcuno ottiene un vantaggio senza che succeda nulla. È in momenti come questo che capisce che cosa significano le regole nella pratica.
È utile spiegare che le regole del gioco non sono soltanto un ostacolo: permettono ai partecipanti di sapere cosa aspettarsi. Se ognuno le cambia a proprio piacimento, i risultati non sono più confrontabili e il gioco può perdere senso.
Il bambino può reagire in modo proporzionato alla situazione: prima far notare che qualcuno sta barando, poi proporre di tornare alle regole e, se il comportamento si ripete, coinvolgere un adulto o chi conduce il gioco.
Quando il bambino viene accusato ingiustamente
Regole e responsabilità entrano in gioco anche nella situazione opposta: il bambino non ha fatto qualcosa, ma un adulto o un compagno crede il contrario. In questo caso deve imparare a difendersi senza urlare e senza inventare una storia.
Si può seguire una procedura semplice:
- Attenersi a ciò che sa: raccontare che cosa è successo dal suo punto di vista.
- Distinguere i fatti dalle supposizioni: «Ero vicino al tavolo» non equivale a «l’ho rotto io».
- Indicare eventuali elementi verificabili: un testimone, la sequenza degli eventi o un’altra informazione controllabile.
- Chiedere che la situazione venga verificata di nuovo: senza insultare né accusare gli altri.
Così il bambino impara che essere responsabili non significa ammettere una colpa per qualcosa che non si è fatto. Significa anche saper spiegare con calma il proprio comportamento.
Il compromesso non è sempre la soluzione più equa
Quando si discute di regole, gli adulti spesso propongono un compromesso. Può funzionare, ma non è automaticamente la scelta giusta. Se due giocatori discutono sul fatto che sia permesso «barare un po’», trovare una via di mezzo tra il gioco corretto e l’imbroglio non ha molto senso.
Il compromesso è utile quando entrambe le parti hanno esigenze legittime e possono cedere su qualcosa senza compromettere lo scopo fondamentale della regola. Per esempio, nella scelta della durata di un gioco o dell’ordine dei compiti.
Non tutte le controversie si risolvono dividendo la differenza a metà. A volte l’obiettivo è trovare un accordo, altre volte è mantenere un limite.
Votare può aiutare, ma non risolve tutto
Per i bambini il voto è un modo intuitivamente equo di prendere decisioni. Può essere utile in molte situazioni di gruppo, soprattutto quando ci sono diverse opzioni accettabili.
Ma il voto non risolve ogni questione. Se la maggioranza decide che un solo componente del gruppo dovrà occuparsi sempre del compito più difficile, la decisione può essere sostenuta dalla maggioranza e comunque ingiusta nei suoi confronti.
È quindi utile insegnare al bambino a porsi due domande: «Che cosa vuole la maggioranza?» e «Il risultato è comunque accettabile anche per la minoranza?»
Essere responsabili significa rispettare la propria parte dell’accordo
Le regole sono significative solo se si traducono in comportamenti. In un lavoro di gruppo può capitare che alcuni componenti si rifiutino di collaborare. Il bambino deve allora scegliere se fare tutto da solo, lasciare il lavoro incompiuto o cercare di rivedere l’accordo.
Un approccio utile è prima descrivere il problema, poi capire il motivo e solo in seguito modificare la distribuzione del lavoro. Qualcuno potrebbe rifiutarsi di collaborare perché non ha capito il compito, non perché sia irresponsabile.
Se i compiti vengono ridistribuiti, ciascuno dovrebbe sapere di che cosa è responsabile e entro quando. È un collegamento naturale con il lavoro di squadra: un accordo funziona meglio quando è chiaro e tutti sanno cosa ci si aspetta da loro.
Le regole devono essere chiare e comprensibili
È difficile imparare a essere responsabili in un ambiente dove le regole cambiano a seconda dell’umore o vengono ricordate solo dopo che qualcuno le ha infrante. A casa e a scuola è utile che siano semplici, concrete e comprensibili.
Invece di «comportati bene», è più chiaro dire: «Quando qualcun altro sta parlando, lasciamolo finire». Invece di «sii responsabile», si può dire: «Dopo aver usato il materiale, rimettilo al suo posto».
Cosa fare quando una regola sembra davvero ingiusta
Se, dopo averci riflettuto, il bambino continua a vedere un problema, potete guidarlo verso una reazione graduale. Imparerà così che anche un dissenso fondato può essere espresso in modo costruttivo.
- Descrivere il problema concreto: che cosa gli sembra ingiusto, nello specifico.
- Spiegare il motivo: chi viene svantaggiato dalla regola o perché non raggiunge il suo scopo.
- Proporre una modifica: non limitarsi a rifiutare il compito.
- Ascoltare l’altra parte: potrebbe esserci una ragione che il bambino non conosceva.
- Accettare una decisione provvisoria: se non si tratta di una situazione pericolosa o grave, potrebbe essere necessario rispettare la regola per il momento e riparlarne in seguito.
Questo approccio sviluppa sia il senso di responsabilità sia la capacità di argomentare senza creare conflitti inutili.
Quando è il momento di coinvolgere un adulto
Non spetta sempre ai bambini risolvere da soli ogni questione o conflitto legato alle regole. Se una regola porta a umiliazioni, pressioni, comportamenti pericolosi o trattamenti ingiusti ripetuti, è opportuno rivolgersi a un adulto di fiducia.
È altrettanto ragionevole chiedere aiuto quando i bambini non riescono a trovare un accordo, il conflitto si intensifica o il bambino non sa se può affrontare la situazione in sicurezza.
È importante che non impari che «una persona responsabile risolve tutto da sola». La responsabilità comprende anche la capacità di riconoscere quando è necessario chiedere aiuto.
Un esercizio semplice con le regole di tutti i giorni
Non servono attività speciali. Di tanto in tanto basta scegliere una regola quotidiana e ragionarci insieme al bambino.
- Chiarite lo scopo: perché esiste questa regola?
- Verificate se è equa: chi riguarda e se qualcuno è esentato.
- Immaginate la vita senza la regola: che cosa migliorerebbe e che cosa peggiorerebbe?
- Proponete un’alternativa: esiste un modo migliore per raggiungere lo stesso obiettivo?
- Concordate il passo successivo: mantenere la regola, modificarla o provare per un periodo una versione diversa.
In questo modo il bambino non impara soltanto a obbedire. Impara che le buone regole hanno uno scopo, si applicano in modo equo e possono essere cambiate con buon senso. È una base importante per comportarsi responsabilmente a casa, a scuola, in gruppo e, più avanti, nel lavoro.