In un gruppo, un membro è in ritardo, un altro non riesce a decidere e un terzo smette di occuparsi della propria parte. Un adolescente a cui importa del risultato può avere l’impulso di sistemare tutto: finire il compito di un compagno, decidere al posto degli altri o occuparsi della presentazione senza discuterne. Nell’immediato può sembrare utile. Ma, nel tempo, il gruppo potrebbe risentirne se alcuni si abituano a lasciare sempre la propria responsabilità a qualcun altro.
Una competenza utile nel lavoro di squadra, quindi, non consiste solo nell’essere disponibili. È importante capire quando l’aiuto favorisce la collaborazione e quando finisce per sostituirsi alla responsabilità di un’altra persona. Questo confine si può esercitare nei progetti scolastici, nelle squadre sportive e nelle attività di gruppo.
Aiutare non significa fare il compito al posto di qualcuno
Se un compagno è in difficoltà, aiutarlo può voler dire spiegargli il procedimento, dividere il problema in passaggi più piccoli o rivedere il piano. Ci si assume la sua responsabilità quando, senza essersi accordati, si completa il compito al posto suo e se ne prendono anche le conseguenze.
La differenza si può riassumere con una domanda: sto aiutando questa persona a svolgere la propria parte oppure la sto facendo io al posto suo?
Prima di intervenire, capite perché il compito è fermo
Quando qualcuno non fa la propria parte, è facile concludere che sia pigro o inaffidabile. Ma le ragioni possono essere diverse: non ha capito la consegna, ha calcolato male i tempi, non sa da dove cominciare, teme di ammettere un errore o ha troppo da fare.
Prima di intervenire, è utile capire brevemente che cosa sta succedendo. Un adolescente può dire, per esempio: «Vedo che questa parte non è ancora pronta. Che cosa ti sta bloccando?»
La risposta aiuta a scegliere il tipo di supporto più adatto:
- Manca la comprensione: chiarire la consegna o mostrare il primo passaggio.
- Manca il tempo: rivedere l’ampiezza del compito o l’ordine delle attività.
- Manca una competenza: suddividere il compito o coinvolgere qualcuno con più esperienza.
- Manca l’impegno: richiamare con chiarezza l’accordo e le conseguenze, senza assumersi automaticamente il compito.
Con una scadenza vicina, distinguete l’emergenza da una nuova regola
A volte la scadenza è così vicina che il gruppo non ha più il tempo di trovare la soluzione ideale. Se la presentazione comincia tra dieci minuti e un componente è assente, è probabile che qualcuno debba occuparsi della sua parte.
Questo, però, non significa che la soluzione d’emergenza debba diventare il modo abituale di lavorare. Una volta concluso il compito, è utile chiedersi perché non ci fosse un piano alternativo e che cosa si possa preparare meglio la volta successiva.
| Situazione | Risposta utile |
|---|---|
| Il compito è in ritardo, ma c’è ancora tempo | Capire l’ostacolo e sostenere chi ne è responsabile |
| La scadenza è imminente | Ridistribuire temporaneamente il lavoro per permettere al gruppo di raggiungere il risultato |
| Il problema si ripete | Rivedere gli accordi, la divisione del lavoro e le responsabilità |
| Manca una competenza importante | Adattare il compito o affiancare le persone, invece di sostituirsi a qualcuno senza parlarne |
Un aiuto efficace ha un limite chiaro
Se un adolescente aiuta senza stabilire confini, può ritrovarsi poco a poco a essere la persona che porta a termine tutto ciò che crea problemi. Il gruppo continua a funzionare, ma il carico di lavoro diventa sempre meno equo.
Il limite può essere molto concreto: «Ti aiuto a trovare le fonti e do un’occhiata alla prima bozza, ma il testo devi finirlo tu». Una frase del genere unisce la disponibilità a una divisione chiara delle responsabilità.
Possono essere utili anche queste formule:
- «Posso rivedere con te i primi due passaggi».
- «Fammi vedere dove ti sei bloccato».
- «Possiamo dividere il lavoro, ma dobbiamo accordarci su chi finisce ogni parte».
- «Non riesco a fare tutto al posto tuo, ma posso aiutarti con una parte».
Chi guida il gruppo non deve rimediare a ogni errore
Un giovane leader può pensare di essere personalmente responsabile di tutto. Ma se risolve ogni problema al posto degli altri, i componenti del gruppo hanno meno occasioni di imparare a decidere e ad assumersi le conseguenze delle proprie scelte.
Guidare un gruppo può significare, piuttosto, creare le condizioni perché ciascuno riesca a svolgere il proprio compito. Servono incarichi e scadenze chiari, la possibilità di chiedere aiuto e momenti di verifica.
Durante un conflitto, non decidete troppo presto al posto degli altri
Quando due membri non sono d’accordo, una terza persona può sentire il bisogno di scegliere in fretta chi ha ragione. Così, però, rischia di prendere una decisione prima che entrambe le parti abbiano spiegato le proprie ragioni.
Può essere più utile seguire questi passaggi:
- Definire il disaccordo: chiarire in che cosa le proposte sono davvero diverse.
- Ascoltare le ragioni: capire che cosa offre ogni opzione e quali rischi comporta.
- Stabilire un criterio: decidere su quale base il gruppo farà la propria scelta.
- Lasciare che sia il gruppo a scegliere: attraverso un accordo, una prova o una votazione, se opportuno.
In questo modo è possibile facilitare il confronto senza decidere automaticamente al posto degli altri.
Un feedback non è un attacco da respingere subito per il gruppo
Quando il gruppo riceve una critica, si può reagire per proteggerlo dicendo: «Non è giusto, abbiamo fatto del nostro meglio». A volte la critica è davvero imprecisa, ma difendersi subito può nascondere informazioni utili.
Un componente può contribuire chiedendo: «Qual è, secondo voi, la parte meno riuscita del risultato?» oppure «Che cosa dovremmo fare diversamente la prossima volta?»
Sostenere il gruppo non significa per forza respingere un feedback scomodo. Può voler dire aiutare a distinguere un’osservazione concreta da un giudizio generale e capire che cosa si può imparare.
Quando qualcuno impone sempre le proprie idee
Un componente dominante può creare il problema opposto: non si assume il lavoro altrui, ma occupa tutto lo spazio delle decisioni. Gli altri finiscono per non intervenire, anche se hanno idee utili.
Un adolescente non deve prevalere sulla persona dominante alzando la voce. Può proporre una regola che restituisca la responsabilità all’intero gruppo: per esempio, chiedere a ciascuno di presentare brevemente la propria idea prima di confrontare le opzioni.
Una frase utile potrebbe essere: «Conosciamo già la tua proposta. Ascoltiamo anche le altre possibilità e poi decidiamo usando gli stessi criteri».
Si può dissentire senza evitare il confronto né attaccare
Alcuni adolescenti preferiscono tacere per non creare un conflitto. Altri reagiscono bruscamente quando hanno l’impressione che nessuno li ascolti. Entrambe le reazioni possono privare il gruppo di informazioni utili.
Tra il silenzio e lo scontro c’è spazio per esprimere un disaccordo in modo concreto. Può aiutare questa semplice struttura:
- Che cosa noto: «Abbiamo due proposte diverse».
- Che cosa mi preoccupa: «Con questa opzione non capisco come riusciremo a rispettare la scadenza».
- Che cosa propongo: «Confrontiamo le due possibilità in base ai tempi e al risultato».
Questo modo di comunicare lascia la responsabilità della decisione finale a chi spetta: il gruppo.
Aiutare sempre può essere ingiusto anche per chi salva la situazione
Se una persona affidabile si assume ripetutamente il lavoro degli altri, può ritrovarsi sotto una pressione maggiore rispetto al resto del gruppo. Inoltre può accumulare frustrazione: all’apparenza aiuta, ma sente che gli altri si affidano a lei senza fare la propria parte.
Quando il problema si ripete, è meglio cambiare il metodo di lavoro invece di intervenire ancora una volta nello stesso modo. Il gruppo può fissare scadenze intermedie, dividere i compiti più grandi in parti più piccole o accordarsi per segnalare le difficoltà in anticipo, anziché la sera prima della consegna.
Quando è giusto assumersi una parte del lavoro
Occuparsi di una parte del lavoro altrui non è sempre un errore. A volte è la soluzione più ragionevole: contano il motivo e l’accordo tra i membri del gruppo.
Può essere sensato farlo soprattutto quando:
- si presenta un ostacolo imprevisto, per esempio una malattia o un problema tecnico;
- la scadenza non lascia altre possibilità;
- il gruppo concorda esplicitamente una nuova divisione del lavoro;
- non si tratta di un modo ricorrente per sottrarsi ai propri compiti.
La differenza è che il passaggio di responsabilità avviene apertamente. Non si tratta di salvare la situazione in silenzio, senza che gli altri sappiano chi ha fatto che cosa.
Un metodo semplice prima di fare il compito di qualcun altro
Quando un adolescente sente di dover intervenire, può seguire questo breve schema:
- Capire il problema: perché il compito non è finito?
- Controllare i tempi: c’è spazio per aiutare oppure è un’emergenza?
- Chiedere di che cosa c’è bisogno: servono spiegazioni, supporto, una diversa distribuzione del lavoro o qualcuno che sostituisca temporaneamente il responsabile?
- Chiarire le responsabilità: chi si occuperà di quale parte dopo l’accordo?
- Aiutare entro i limiti concordati: senza farsi carico automaticamente di tutto.
- Tornare sul problema una volta finito il lavoro: se si ripete, è necessario cambiare il modo di collaborare.
Questo metodo insegna che un buon compagno di squadra non è chi salva sempre ogni situazione. Sa dare una mano per far avanzare il lavoro, mantenendo chiaro chi è responsabile della propria parte.