Immaginate una giornata senza riunioni, urgenze da gestire e impegni in agenda. All’inizio potreste sentirvi sollevati, ma poi arrivare anche una strana inquietudine: che cosa fare quando non c’è da rispondere alle e-mail, sbrigare attività o soddisfare aspettative? Proprio un momento così può diventare un piccolo test utile per pensare alla prossima fase della vita.
Quando si comincia a valutare un cambio di lavoro, un ritmo meno intenso, un nuovo progetto o, un giorno, la conclusione della carriera, non basta immaginare il futuro sulla carta. Può essere utile sperimentare nel presente un piccolo assaggio della vita che si vorrebbe e osservare che cosa succede quando si interrompe, almeno per un po’, il consueto pilota automatico lavorativo e digitale.
Perché una giornata vuota può rivelare molto
Il lavoro, il telefono, i messaggi e gli impegni ricorrenti costruiscono nel tempo una struttura solida. Si sa quando alzarsi, che cosa controllare e a chi rispondere. Quando quella struttura viene meno per qualche ora, può emergere ciò che facevate per scelta e ciò che, invece, dipendeva soprattutto dalle richieste dell’ambiente.
Una giornata del genere può aiutarvi a capire:
- che cosa cercate d’istinto: lavoro, persone, movimento, creatività, tranquillità o stimoli nuovi;
- che cosa vi manca: il contatto con gli altri, sentirvi utili, avere una routine oppure, al contrario, più libertà;
- che cosa vi interessa: attività che avete continuato a rimandare durante gli anni di lavoro;
- che cosa vi mette a disagio: l’agenda vuota, fare meno o la sensazione di non combinare “nulla di produttivo”.
Non è una disintossicazione digitale, ma una pausa dal pilota automatico
Se la prima cosa che fate al mattino è controllare la posta di lavoro o i messaggi, il mondo digitale può riempire in fretta lo spazio che volevate dedicare a voi stessi. Per questo può essere utile impostare la tecnologia in modo diverso durante la giornata di prova.
Non occorre spegnere il telefono per tutto il giorno. Basta limitare ciò che vi riporta alla consueta identità lavorativa. Potete, per esempio, continuare a usare mappe e musica e restare raggiungibili dai familiari, ma disattivare le notifiche di lavoro, non aprire la posta e controllare i social soltanto in un momento prestabilito.
L’obiettivo non è dimostrare di poter vivere senza tecnologia. È capire a che cosa prestereste attenzione se gli stimoli digitali non organizzassero il vostro tempo al posto vostro.
Impostate la giornata come un esperimento, non come un programma perfetto
Se pianificate ogni minuto, rischiate di creare soltanto una versione diversa dell’agenda di lavoro. Se invece non stabilite alcun punto di riferimento, il telefono o le incombenze casuali potrebbero occupare subito la giornata. Una soluzione pratica sta nel mezzo.
| Momento della giornata | Che cosa preparare | Che cosa evitare |
|---|---|---|
| Mattina | La prima ora senza messaggi di lavoro | Aprire la posta in automatico |
| Prima parte della giornata | Un’attività che rimandate da tempo | Sceglierla solo perché sembra la più produttiva |
| Pomeriggio | Un po’ di spazio per muovervi, vedere qualcuno o esplorare un posto nuovo | Riempire ogni momento libero con uno schermo |
| Sera | Un breve bilancio della giornata | Valutarla soltanto in base a quanto avete fatto |
Così avrete spazio per la spontaneità, ma anche un contesto che vi aiuta a notare meglio le vostre reazioni.
Osservate che cosa fate quando nessuno vi indica il passo successivo
La parte più interessante dell’esperimento non è l’attività in sé, ma il motivo per cui l’avete scelta. Qualcuno si mette subito a riordinare e organizzare, qualcun altro telefona a una persona cara, si dedica a un progetto creativo o esce di casa.
Durante la giornata potete fermarvi ogni tanto e porvi tre semplici domande:
- Ho scelto questa attività perché ne avevo davvero voglia?
- Oppure faccio fatica a tollerare il tempo vuoto?
- Vorrei avere più tempo così anche in futuro?
Le risposte possono cambiare, e anche questo è un dato utile. Potreste scoprire di desiderare più libertà, ma di sentire la mancanza del contatto con gli altri o di un compito preciso dopo qualche ora.
Distinguete il riposo da una nuova fonte di motivazione
Un errore frequente quando si immagina il futuro è confondere il bisogno di riposo con il desiderio di non fare nulla a lungo termine. Dopo un periodo impegnativo, potreste desiderare soprattutto tranquillità. Ma questo non basta a dire come vorreste vivere tra un anno o tra cinque.
Quando ripensate alla giornata di prova, chiedetevi che cosa vi ha dato l’attività:
- Recupero: avevate soprattutto bisogno di riposare?
- Interesse: vi ha coinvolto spontaneamente e vorreste tornarci?
- Senso: avete avuto la sensazione di fare qualcosa che vorreste portare con voi nella prossima fase della vita?
- Relazioni: avete capito che vi mancano soprattutto la collaborazione, una comunità o la possibilità di trasmettere la vostra esperienza?
Il lavoro può restare nella vostra vita anche se cambia forma
Quando pensate alla prossima fase della vita, non siete obbligati a scegliere tra due sole opzioni: lavorare esattamente come oggi o smettere del tutto. Esistono molte possibilità intermedie.
Potreste scoprire che l’ambito professionale vi interessa ancora, ma non volete più sostenere lo stesso ritmo. Oppure che vi attira meno la gestione quotidiana delle attività e di più la trasmissione delle vostre competenze. Per alcune persone possono essere naturali il mentoring, un progetto più contenuto, le consulenze, un’attività artigianale o creativa oppure l’impegno nella comunità.
La giornata di prova, quindi, non deve per forza rispondere alla domanda «che cosa farò al posto del lavoro?». Può aiutarvi piuttosto a capire quali aspetti del lavoro di oggi volete conservare e quali desiderate lasciare gradualmente.
Un esempio di chi non sa che cosa farebbe senza lavorare
Immaginiamo una persona con oltre vent’anni di esperienza in una professione impegnativa. Il lavoro è una parte importante della sua identità e l’idea di smettere un giorno la rende più inquieta che entusiasta.
Per la giornata di prova stabilisce tre regole: non aprire la posta di lavoro, non occuparsi delle attività in sospeso e non riempire il tempo con le faccende domestiche solo per restare occupata.
La mattina fa una passeggiata più lunga, poi incontra un ex collega e nel pomeriggio consulta spontaneamente del materiale su un argomento che avrebbe voluto approfondire. La sera si accorge che non le è mancato il lavoro come insieme di compiti. Le sono mancati soprattutto l’interesse per questioni professionali e il dialogo con persone alle prese con problemi stimolanti.
Non è ancora un piano per gli anni a venire, ma è un’indicazione più precisa della frase generica «senza lavorare mi annoierei».
Se arriva l’inquietudine, non cercate subito di coprirla con uno schermo
Durante una giornata libera può affiorare una sensazione sgradevole di vuoto o incertezza. Alcune persone reagiscono prendendo automaticamente il telefono, leggendo le notizie o mettendosi a lavorare. Proprio quel momento, però, può essere prezioso.
Provate a non coprirlo subito con un altro stimolo e a dare un nome a ciò che vi manca. Un obiettivo chiaro? Il contatto con qualcuno? Sentirvi utili? La paura di sprecare la giornata? L’abitudine a essere sempre disponibili?
Questa osservazione non è una diagnosi psicologica e non dimostra che ci sia qualcosa di sbagliato. È semplicemente un’indicazione di quale struttura potreste voler creare consapevolmente se un giorno cambierà il vostro ritmo di lavoro.
Ripetete l’esperimento in modi diversi
Una singola giornata può risentire della stanchezza, del tempo o dell’umore del momento. Se volete usarla come base per una decisione importante, può essere utile ripetere l’esperimento più volte, modificando una condizione alla volta.
Per esempio, potete provare:
- Una giornata senza lavoro: mantenete le abitudini digitali consuete, ma non vi occupate di questioni professionali.
- Una giornata con meno schermi: osservate che cosa prende spontaneamente il posto del tempo liberato.
- Una giornata dedicata alle persone: incontrate familiari, amici o membri della comunità.
- Una giornata dedicata a creare o imparare: provate un’attività per cui non avete avuto tempo a lungo.
- Una giornata senza programma fisso: verificate se la libertà vi fa stare bene o se avete bisogno di darvi una struttura.
Dopo qualche prova possono emergere schemi più costanti, che una riflessione fatta una sola volta non avrebbe portato alla luce.
Annotate i segnali, non traete grandi conclusioni sulla vostra vita
Dopo ogni giornata di prova bastano poche note. Non serve elaborare subito un piano quinquennale o cambiare carriera.
Potreste annotare:
- Che cosa mi ha dato energia oggi?
- Quando ho perso la cognizione del tempo?
- In quali momenti ho preso in mano il telefono o mi sono rimesso a lavorare in automatico?
- Quali persone o quale tipo di relazione mi sono mancati?
- Quale attività di oggi vorrei rendere più regolare nella mia vita?
- Che cosa non vorrei fare, anche se avessi tutto il tempo necessario?
In questo modo raccoglierete indicazioni concrete, anziché fermarvi all’idea astratta che «un giorno dovrei vivere diversamente».
Trasformate l’esperimento in un piccolo passo da fare oggi
Il valore più grande di una giornata di prova non sta nell’immaginare un futuro lontano, ma nel capire che cosa potete portare nella vita di oggi. Se avete scoperto che vi manca creare, non dovete aspettare la pensione. Se vi interessa fare da mentore, potete cominciare con un incontro periodico con un collega più giovane. Se vi fa bene iniziare la mattina senza telefono, potete provare a farlo una volta alla settimana.
Il passaggio a una nuova fase, quindi, non deve essere una svolta improvvisa e radicale. Può cominciare con una serie di piccoli esperimenti che vi mostrano, un po’ alla volta, che cosa volete conservare della vita attuale, che cosa ridimensionare e a che cosa fare finalmente spazio.