Scegliete un corso, un progetto di lavoro o un metodo per prepararvi a un esame. Qualche settimana dopo, il risultato non è quello che speravate e vi viene spontaneo concludere: «Ho scelto male». Ma l’esito, da solo, non dimostra che la decisione fosse sbagliata. Potreste aver valutato con criterio le informazioni disponibili e aver comunque incontrato circostanze che non potevate prevedere o controllare.
Per imparare davvero dalle vostre decisioni, occorre distinguere due domande: quanto è stato valido il vostro processo decisionale in quel momento e che cosa è emerso solo in seguito. Questa riflessione aiuta a fare scelte migliori senza tornare all’infinito sul passato.
Un buon risultato non significa per forza una buona decisione
Immaginate di decidere di non prepararvi per un test perché quelli precedenti erano facili. Per caso trovate domande che conoscete e superate la prova. L’esito è positivo, ma il processo decisionale era debole. Al contrario, potreste prepararvi bene e seguire un metodo ragionevole, ma trovarvi comunque davanti a una prova insolitamente difficile.
Per valutare una decisione a posteriori, quindi, non basta chiedersi se «è andata bene». È più utile considerare la qualità delle informazioni, dei criteri e dei passaggi a vostra disposizione quando avete scelto.
| Domanda | Che cosa valutate |
|---|---|
| Che cosa sapevo prima di decidere? | La qualità delle informazioni disponibili |
| In base a che cosa ho confrontato le opzioni? | La chiarezza dei criteri |
| Che cosa ho soltanto supposto? | Stime e aspettative incerte |
| Che cosa ha influenzato il risultato in seguito? | Nuove circostanze estranee alla decisione iniziale |
| Che cosa farei diversamente la prossima volta? | Una lezione utile da mettere in pratica |
Annotate la decisione prima di conoscerne l’esito
Valutare una scelta a posteriori può essere impreciso: dopo aver visto il risultato, conoscete già elementi che prima ignoravate. È facile convincersi che «avreste dovuto capirlo». Una breve annotazione fatta prima di decidere vi aiuta a fissare il ragionamento iniziale.
Non serve tenere un diario di diverse pagine. Per una scelta importante, potete segnare:
- La decisione: che cosa state scegliendo, con precisione.
- L’obiettivo principale: che cosa volete risolvere o ottenere.
- I criteri più importanti: per esempio, tempo, qualità, rischio o possibilità di cambiare idea.
- Le ipotesi: che cosa vi aspettate, ma non sapete con certezza.
- La preoccupazione maggiore: che cosa potrebbe compromettere la scelta.
- Il motivo della scelta: perché, al momento, questa opzione vi sembra migliore delle altre.
Questa nota riduce il rischio di riscrivere a posteriori la storia della decisione. Quando la valuterete, potrete tornare a ciò che sapevate davvero, anziché a ciò che oggi sembra ovvio.
Stabilite quando sarà utile valutare la decisione
Alcune scelte si possono valutare in poco tempo, altre richiedono pazienza. Se provate un nuovo metodo di studio per una sera, probabilmente non saprete ancora se fa per voi. E i benefici di un corso potrebbero non essere visibili dopo la prima settimana.
Per questo, quando prendete una decisione, fissate anche un momento adeguato per fare il punto. Fino ad allora concentratevi sulla sua attuazione, invece di rimetterla in discussione ogni giorno. Fa eccezione il caso in cui emerga un’informazione nuova e rilevante o un rischio che non si può ignorare.
In pratica, potreste valutare un nuovo programma di studio dopo due settimane, anziché alla fine di ogni giornata. Per un’attività breve può bastare un controllo al termine; per un progetto di lunga durata possono essere utili più momenti di verifica.
Nel valutare, separate i fatti dalle sensazioni
Dopo aver deciso potreste provare sollievo, delusione o incertezza. Questi sentimenti dicono qualcosa sulla vostra esperienza, ma non dimostrano da soli che la scelta fosse giusta o sbagliata.
Immaginate di aver scelto un corso impegnativo. Le prime settimane sono faticose e vi sembra di aver sbagliato. Se però il vostro obiettivo era acquisire una nuova competenza, le domande più pertinenti sono: capite meglio gli argomenti, riuscite ad applicarli, state migliorando negli esercizi? La difficoltà che sentite conta, ma va considerata insieme all’obiettivo.
Può essere utile dividere la riflessione in due parti:
- Che cosa è successo: eventi concreti, risultati e cambiamenti.
- Come l’ho vissuto: soddisfazione, tensione, stanchezza, sollievo o dubbi.
Entrambi gli aspetti fanno parte della valutazione. Il problema nasce quando uno prende automaticamente il posto dell’altro.
Cercate un punto da migliorare nel processo, non un colpevole
Se la decisione non ha prodotto il risultato atteso, la riflessione può facilmente trasformarsi in autocritica. Dire «avrei dovuto saperlo» non offre però indicazioni concrete per il tentativo successivo. È più utile individuare quale passaggio del processo decisionale si poteva migliorare.
Ponetevi queste domande, una alla volta:
- Mi mancava un’informazione importante? Se sì, era realistico procurarsela in anticipo?
- Ho considerato troppi criteri? Forse avete confrontato dettagli poco rilevanti per il vostro obiettivo.
- Ho ignorato un rischio che conoscevo? È diverso da un rischio che non avreste potuto prevedere.
- Ho lasciato che decidessero le opinioni altrui? Un consiglio può essere utile, ma la responsabilità dei criteri resta vostra.
- Le circostanze sono cambiate dopo la decisione? In tal caso, potrebbe non esserci stato un errore nella scelta iniziale.
Questa verifica dovrebbe portarvi a una o due conclusioni concrete, non a un elenco di tutto ciò che si sarebbe potuto fare meglio.
Non cambiate i criteri dopo aver visto il risultato
Prima di decidere, potreste stabilire che il successo consiste nel riuscire a seguire un corso mentre lavorate, senza trascurare i vostri impegni principali. Alla fine, però, potreste giudicare la scelta in base al fatto di essere stati i migliori del gruppo. Il criterio è cambiato a posteriori.
Spostare i criteri rende più difficile imparare dalle proprie scelte. È quindi utile definire prima della decisione almeno un criterio principale di successo. Non deve essere perfettamente misurabile, ma dovrebbe rimanere abbastanza stabile.
Per lo studio, potrebbe trattarsi della capacità di spiegare un argomento senza appunti, di svolgere un certo tipo di esercizi o di mantenere un metodo sostenibile nel lungo periodo. Se durante l’esperienza emerge un nuovo criterio, potete aggiungerlo, ma riconoscete che è nato in seguito.
Distinguete le decisioni reversibili da quelle difficili da cambiare
Non tutte le scelte richiedono lo stesso livello di analisi. Se potete cambiare facilmente decisione, può essere più utile provare in tempi brevi e imparare dall’esito. Se invece la scelta comporta costi elevati o conseguenze importanti, vale la pena dedicarle più tempo.
| Tipo di scelta | Approccio adatto |
|---|---|
| Facilmente reversibile e poco costosa | Decisione rapida, prova su piccola scala, valutazione tempestiva |
| Parzialmente reversibile | Criteri chiari, periodo di prova, momento di verifica |
| Difficile da cambiare o costosa | Più informazioni, verifica dei rischi, decisione più ponderata |
Questa distinzione è utile anche quando si impara. Potete provare una nuova tecnica per prendere appunti con poco rischio. Scegliere un percorso formativo lungo e costoso richiede invece un confronto più approfondito.
Dai consigli degli altri ricavate informazioni, non decisioni
Il parere di una persona esperta può ampliare il vostro punto di vista, soprattutto se vi aiuta a notare un rischio o un’opportunità che vi era sfuggita. Il problema nasce quando, dopo un esito negativo, non sapete spiegare perché avete scelto proprio così, se non dicendo: «Me l’avevano consigliato».
Quando chiedete un parere, provate a fare domande specifiche:
- Che cosa pensate che mi stia sfuggendo?
- Quale rischio verifichereste per primo?
- Quale criterio considerate più importante?
- Che cosa vi farebbe cambiare idea?
Collegate poi le risposte al vostro obiettivo. In questo modo potete imparare dall’esperienza altrui senza trasferire ad altri la responsabilità della scelta.
Dopo una scelta deludente, ricavate una regola solo se è utile
Un’esperienza spiacevole può indurvi a formulare una regola troppo generale. Se un corso online non ha fatto per voi, non significa che studiare online sia sempre inadatto. Il problema potrebbe essere stato il ritmo, il tipo di esercizi o la mancanza di riscontri.
Una lezione utile deve essere specifica. Invece di dire «non sceglierò mai più un corso online», potreste concludere: «La prossima volta verificherò in anticipo che il corso includa esercizi pratici e un riscontro sul lavoro svolto».
Una buona regola si può applicare anche ad altre situazioni, senza essere eccessivamente generica. Dovrebbe esservi utile in circostanze simili, lasciando però spazio alle differenze tra un caso e l’altro.
Dopo una decisione basta una breve riflessione
Imparare dalle proprie scelte non significa analizzare a lungo ogni dettaglio. Per una decisione importante, al momento che avete stabilito potete rispondere a cinque domande:
- Che cosa volevo ottenere con questa decisione?
- Che cosa sapevo allora e che cosa stavo solo supponendo?
- Quale parte del risultato dipendeva dal mio modo di procedere e quale da circostanze nuove?
- Che cosa ripeterei in una situazione simile?
- Qual è una cosa che cambierei la prossima volta?
Una volta conclusa la riflessione, fermatevi. Se non sono emerse nuove informazioni, non occorre tornare sulla decisione a ogni dubbio successivo. L’obiettivo non è trovare un passato perfetto, ma ricavare una regola utile per le decisioni future.