Non tutti i problemi si risolvono con la prima idea. Un adolescente può provare una strada dopo l’altra senza riuscire a fare progressi. In questi momenti è facile pensare che serva insistere di più, muoversi più in fretta o cercare ancora più alternative. A volte, invece, è più utile fermarsi e cambiare il modo in cui si è formulato il problema.
Davanti a compiti complessi non basta perseverare. È importante capire se conviene proseguire nella stessa direzione, dividere il problema in parti più piccole, fare una prova limitata, chiedere un altro punto di vista oppure riformulare del tutto la domanda.
Capire dove si è bloccato il ragionamento
Quando qualcosa non funziona, la prima reazione spesso è troppo generica: «Non ci riesco». Una frase del genere, però, non aiuta a capire che cosa cambiare. È più utile individuare il punto preciso in cui il tentativo si è fermato.
L’adolescente può porsi quattro domande:
- Che cosa funziona già? Quale parte del problema ho risolto o capito?
- Dove nasce esattamente la difficoltà? Nelle informazioni, nel procedimento, in una decisione o nella collaborazione?
- Che cosa ho già provato? Così evito di ripetere lo stesso tentativo con un altro nome.
- Che cosa mi manca? Un’informazione, del tempo, uno strumento, un riscontro o un altro punto di vista?
Più è chiaro il punto in cui ci si è bloccati, più è facile scegliere il passo successivo.
Suddividere un problema grande in domande più piccole
Un problema complesso può sembrare difficile perché, in realtà, ne contiene diversi. Un progetto scolastico può richiedere di scegliere un tema, cercare materiali, dividere il lavoro, realizzare un elaborato e preparare una presentazione. Affrontare tutto contemporaneamente può creare confusione.
È utile trasformare il compito in una serie di domande più circoscritte. Invece di chiedersi «Come portiamo a termine tutto il progetto?», il gruppo può domandarsi:
- Quale risultato dobbiamo ottenere?
- Che cosa dobbiamo scoprire per prima cosa?
- Quale parte sta bloccando le altre?
- Che cosa possiamo fare in modo indipendente?
- Che cosa deve essere pronto oggi e che cosa può aspettare?
Suddividere il compito non significa semplificarlo eliminando parti importanti. Serve a stabilire un ordine che permetta di procedere.
Verificare di aver posto la domanda giusta
A volte ci si blocca non perché manchi una buona soluzione, ma perché il problema è stato formulato male.
Immaginiamo un gruppo scolastico che cerca un modo per convincere tutti gli studenti a usare una certa app. Dopo vari tentativi senza successo, potrebbe scoprire che la domanda utile non è «Come li costringiamo a usarla?», ma «Perché non vogliono usarla?» oppure «Quale problema avrebbe dovuto risolvere inizialmente l’app?»
Riformulare il problema può far emergere possibilità che la domanda originale non lasciava vedere.
Può essere utile provare alcune domande alternative:
- Qual è l’obiettivo principale?
- Che cosa stiamo dando per scontato senza averlo verificato?
- Che cosa cambierebbe se questa supposizione fosse falsa?
- Possiamo descrivere il problema dal punto di vista della persona che ne è coinvolta?
Quando il tempo è poco, decidere che cosa deve essere sufficientemente buono
Con poco tempo a disposizione non è possibile affrontare ogni parte con la stessa cura. Per questo è utile distinguere gli aspetti che devono essere realizzati bene da quelli per cui basta una soluzione funzionale.
| Situazione | Domanda utile |
|---|---|
| Poco tempo | Qual è il minimo indispensabile perché funzioni? |
| Troppe possibilità | Quali due hanno le maggiori probabilità di riuscita? |
| Esito incerto | Che cosa possiamo verificare rapidamente? |
| Compito ampio | Quale parte sta bloccando tutto il resto? |
Stabilire le priorità non significa rinunciare alla qualità. Se il gruppo dedica metà del tempo a perfezionare un dettaglio che incide poco sul risultato, potrebbe non averne abbastanza per completare una parte essenziale.
Provare su piccola scala prima di prendere una decisione importante
Quando si deve scegliere tra due soluzioni e non è chiaro quale sia la migliore, non è sempre necessario affidarsi alle impressioni. Se possibile, si possono provare entrambe su scala ridotta.
Per un progetto scolastico, il gruppo può mostrare due bozze di presentazione a un piccolo numero di compagni. Per un’idea tecnica, può realizzare un modello semplice. Per organizzare il lavoro, può sperimentare per un giorno un nuovo modo di distribuire i compiti.
Una prova circoscritta è utile soprattutto quando risponde a una domanda precisa. «Proviamo» è troppo vago: è meglio sapere che cosa si vuole scoprire.
Cambiare prospettiva non significa affidarsi a un’idea casuale
Quando le soluzioni abituali non funzionano, può essere utile trarre ispirazione da un altro ambito. Questo, però, non vuol dire copiare a caso qualcosa visto in un film, in un gioco o in natura. È più utile cercare un principio simile.
Se un gruppo affronta il problema degli ingorghi, può chiedersi come si muovono le persone in un edificio, come vengono distribuiti i compiti in una squadra o come certi sistemi naturali evitano il sovraffollamento. Poi occorre valutare quale principio si può trasferire al problema e quale no.
Questo approccio stimola la creatività senza allontanare l’idea dalla situazione reale.
Quando si chiede aiuto, chiarire di che cosa si ha bisogno
Chiedere aiuto a un insegnante, a un compagno o a una persona più esperta può essere molto utile. Se però l’adolescente dice soltanto «Non so come andare avanti», rischia di ricevere la soluzione completa e di smettere di ragionare sul problema in autonomia.
È meglio formulare una richiesta concreta:
- «Mi dici se ho capito bene la consegna?»
- «Quale di queste due opzioni ti sembra più rischiosa?»
- «Mi manca una fonte di informazioni: dove cercheresti?»
- «Puoi controllare se mi è sfuggito un errore evidente?»
Così il contributo degli altri sostiene il ragionamento personale, invece di sostituirlo.
Una pausa può far parte della soluzione
Quando ci si concentra a lungo, si può finire per tornare sempre allo stesso tipo di soluzione. Una breve pausa può aiutare a guardare la situazione in modo diverso, soprattutto se i tentativi successivi non portano nuove informazioni.
La pausa funziona meglio se si stabilisce quando riprendere. Invece di rimandare senza una scadenza, ci si può dire: «Mi fermo venti minuti e poi riparto chiedendomi che cosa ho considerato ovvio finora».
Riposarsi non è il contrario di risolvere un problema, se la pausa interrompe una ripetizione che non porta risultati.
Trasformare il disaccordo nel gruppo in una prova
Quando un gruppo non riesce a trovare un accordo, la discussione può girare a vuoto. Ognuno ripete la propria opinione, ma non emergono nuove informazioni. In questi casi può essere utile trasformare il disaccordo in una domanda verificabile.
Invece di dire «La mia proposta è migliore», il gruppo può chiedersi:
- Quale proposta è più rapida?
- Quale richiede meno risorse?
- Quale risponde meglio alla consegna?
- Che cosa possiamo provare su una piccola parte del progetto?
In questo modo il gruppo non sceglie solo in base alle preferenze personali: stabilisce criteri per confrontare le opzioni.
Non tutte le nuove idee fanno fare progressi
Fare brainstorming può essere utile, ma il numero delle idee non basta a risolvere un problema. Se dieci proposte si basano tutte sulla stessa supposizione, è improbabile che una undicesima simile faccia la differenza.
Dopo alcuni tentativi falliti, conviene quindi interrompere la ricerca di altre opzioni e confrontare quelle già emerse. Che cosa hanno in comune? Quale supposizione si ripete? Quale condizione nessuno ha messo in discussione?
Una procedura semplice quando nulla sembra funzionare
Per affrontare un compito difficile si può seguire questo breve schema, utile per decidere che cosa provare dopo:
- Individuate il punto preciso di difficoltà: che cosa, concretamente, non funziona?
- Annotate i tentativi già fatti: così saprete che cosa è già stato verificato.
- Controllate le supposizioni: su quali premesse si basano le soluzioni provate?
- Riformulate la domanda: descrivete il problema con parole diverse o da un altro punto di vista.
- Scegliete una prova limitata: cercate di ottenere nuove informazioni con il minimo sforzo possibile.
- Chiedete un altro punto di vista: domandate un riscontro specifico.
- Decidete in base all’esito: continuare, modificare il metodo o suddividere il problema in modo diverso.
Questo percorso non serve soltanto a trovare una soluzione: insegna anche a riconoscere quando insistere nella stessa direzione non è utile. Un problema complesso spesso non si sblocca con uno sforzo maggiore, ma con una domanda migliore, una prova più piccola o un nuovo punto di vista.