Potreste pensare che dovreste dedicarvi a un lavoro creativo, viaggiare di più, guidare un gruppo o avviare finalmente un progetto personale. Eppure, quando arriva una sera libera o il fine settimana, non sentite alcuna spinta a farlo. Al posto dell’entusiasmo avvertite soprattutto un senso del dovere. Questo non significa necessariamente che siate pigri o poco disciplinati: forse avete fatto vostra un’idea che fa una bella impressione sugli altri, ma non è una vera fonte di motivazione per voi.
Distinguere gli interessi personali dalle aspettative altrui non è sempre facile. Ci influenzano la famiglia, la scuola, l’ambiente di lavoro, le persone che ammiriamo e le idee su ciò che appare di successo o di valore. Essere autonomi non significa ignorare le opinioni degli altri, ma capire quali decisioni sentiamo davvero nostre.
Ciò che ammiri non è necessariamente ciò che vuoi fare
Una confusione frequente riguarda la differenza tra ammirazione e interesse personale. Potete ammirare chi viaggia molto, scrive libri o dirige un’azienda. Magari vi attirano la sua libertà, il riconoscimento che riceve o i risultati che ha raggiunto. Questo, però, non vuol dire che vi piacerebbe il lavoro quotidiano necessario per arrivarci.
Per ogni percorso che vi sembra allettante, provate quindi a distinguere l’immagine del risultato dall’attività concreta. Se vi affascina l’idea di pubblicare un libro, chiedetevi se vi piace anche scrivere con regolarità, rivedere i testi e trascorrere molte ore lavorando sulle parole. Se vi attira l’imprenditoria, vi interessa anche affrontare l’incertezza, le vendite, l’amministrazione e le decisioni di ogni giorno?
| Ciò che vi attira | Che cosa verificare |
|---|---|
| Il risultato o lo status | Se vi piace anche il processo quotidiano che porta a quel risultato |
| Lo stile di vita di un’altra persona | Quale aspetto concreto della sua vita vi interessa |
| L’idea che «dovrei farlo» | Da dove nasce questa aspettativa |
| L’entusiasmo quando parlate di un argomento | Se ci tornate anche senza un pubblico o un complimento |
Osservate che cosa fate senza dovervi convincere
Non tutte le cose importanti sono piacevoli, e un interesse forte non significa aver voglia di dedicarvisi ogni giorno. Potete comunque individuare uno schema ricorrente: a che cosa tornate quando avete un po’ di tempo libero e nessuno vi osserva?
Non si tratta soltanto di hobby. Può essere anche il modo in cui affrontate i problemi. C’è chi organizza spontaneamente il caos, chi ama spiegare concetti complessi, chi cerca nuove informazioni, crea, ripara o mette in contatto le persone. Queste attività possono emergere in diversi ambiti della vita.
Per una settimana, provate ad annotare le situazioni in cui avete iniziato qualcosa senza una forte pressione esterna. Per ciascuna, segnate:
- Che cosa avete fatto: l’attività concreta, non il tema generale.
- Perché avete iniziato: curiosità, desiderio di ottenere un risultato, aiuto a qualcuno, dovere o riconoscimento.
- Che cosa vi ha fatto continuare: il processo, la sfida, il contatto con le persone o il completamento del compito.
- Come vi siete sentiti alla fine: soddisfatti, esausti, neutrali o desiderosi di proseguire.
Una singola serata non dimostra nulla. Conta di più uno schema che si ripete in situazioni diverse.
Chiedetevi da dove nasce il «dovrei»
La frase «dovrei» è un buon segnale da esaminare. A volte indica un dovere reale; altre volte nasconde un’aspettativa interiorizzata che forse non è più attuale.
Quando vi dite «dovrei essere più ambizioso», «dovrei viaggiare di più» o «dovrei fare un lavoro più creativo», provate a scomporre il pensiero:
- Chi sarebbe contento se lo facessi?
- Che cosa temo che accada se non lo faccio?
- Che cosa desidero io, concretamente, in questa possibilità?
- La vorrei anche se nessuno lo sapesse?
- Quale versione più piccola di questa scelta potrei provare?
Queste domande non invitano a rifiutare la famiglia, il lavoro o gli impegni sociali. Servono a distinguere i doveri che avete accettato consapevolmente da un percorso che prosegue soprattutto per abitudine.
Immaginare una vita senza limiti è solo il primo passo
Chiedervi che cosa fareste con tempo e risorse illimitati può rivelare preferenze interessanti, ma non è necessario prendere la domanda alla lettera. La maggior parte delle persone deve fare i conti con impegni, denaro, relazioni e vincoli concreti.
È più utile cercare che cosa si nasconde dietro la risposta. Se vorreste viaggiare, forse vi attirano le novità e la scoperta. Se vorreste creare, potrebbe interessarvi esprimervi. Se vorreste aiutare gli altri, forse vi appagano il contatto umano e un contributo tangibile. Se vorreste studiare, potrebbe trattarsi di curiosità e del desiderio di capire le cose in profondità.
In questo modo, una grande aspirazione può tradursi in piccole possibilità da provare nella vita di tutti i giorni. Non è necessario cambiare professione per scoprire se vi piacciono il mentoring, la ricerca, la creazione o l’organizzazione delle persone.
Verificate la vostra autonomia con piccoli esperimenti
Quando si cerca di capire che cosa ci motiva, è facile aspettare di essere completamente sicuri. Spesso, però, la chiarezza arriva solo attraverso l’esperienza. È quindi più pratico fare una piccola prova che prendere una decisione drastica.
Se vi attira una certa direzione, provatene una versione realistica:
- Creare: invece di immaginare una carriera creativa, portate a termine un piccolo progetto.
- Aiutare gli altri: provate un’attività di mentoring regolare o un compito concreto di volontariato.
- Esplorare: pianificate un progetto che vi permetta di imparare qualcosa di completamente nuovo.
- Affrontare sfide: assumetevi un compito con un problema chiaro e la responsabilità del risultato.
- Imparare: scegliete un argomento e studiatelo con metodo per alcune settimane.
Dopo l’esperimento, non chiedetevi soltanto se avete avuto successo. Osservate anche se l’attività vi interessava una volta passata la novità iniziale e se vorreste dedicarle altro tempo.
Distinguete l’energia dell’attività da quella del riconoscimento
Alcune attività ci piacciono soprattutto quando riceviamo un riscontro positivo e immediato. Non c’è nulla di sbagliato: l’apprezzamento può essere piacevole e motivante. Se però l’interesse scompare appena cessano i complimenti, può essere utile capire che cosa vi attirava davvero.
Immaginate che il risultato non sia pubblico, che nessuno lo apprezzi e che non vi dia prestigio. Vi dedichereste comunque a quell’attività, almeno in parte?
Se sì, probabilmente esiste anche una fonte interna di motivazione. Se no, forse vi attira più il risultato sociale che l’attività in sé. Nessuna delle due risposte è moralmente migliore: l’importante è sapere su che cosa state basando la vostra decisione.
Ripensate ai vecchi interessi senza idealizzarli
Ciò che vi affascinava da bambini può offrire qualche spunto, ma non è una guida definitiva. Gli interessi cambiano e alcune attività infantili erano semplicemente accessibili o piacevoli a quell’età.
Invece di chiedervi «Che cosa volevo fare da grande?», cercate schemi più concreti: mi piaceva inventare storie, smontare oggetti, organizzare giochi, spiegare le regole, raccogliere informazioni o prendermi cura degli altri?
Chiedetevi poi se oggi ricorre un modo simile di agire. Se sì, potrebbe trattarsi di una preferenza più stabile. Se no, non siete tenuti a riprendere un vecchio interesse solo perché sembra autentico o suscita nostalgia.
Non trasformate una preferenza nella vostra identità
Una persona può avere più fonti di motivazione contemporaneamente. Potete amare la creatività e desiderare stabilità, aiutare gli altri e lavorare in autonomia, imparare e occuparvi di problemi pratici. Non dovete trovare un’unica etichetta che spieghi tutta la vostra vita.
Un’identità troppo rigida può persino diventare un limite. Se vi definite «una persona creativa», potreste iniziare a rifiutare attività che sembrano troppo analitiche. Se dite di essere persone che «hanno bisogno di libertà», potreste non accorgervi che in alcune situazioni vi è utile una struttura chiara.
È più pratico parlare di preferenze: «In questo periodo desidero più spazio per creare» oppure «Nel lavoro ho bisogno di poter prendere più decisioni in autonomia». Formulazioni di questo tipo lasciano aperta la possibilità di cambiare.
Quando un desiderio personale incontra gli impegni
Essere autonomi non significa che ogni desiderio debba automaticamente prevalere sugli impegni. Potreste volere cambiare lavoro e avere allo stesso tempo bisogno di un reddito stabile. Potreste desiderare più tempo per creare e avere responsabilità familiari.
In questi casi è utile distinguere due domande:
- Che cosa voglio davvero? Senza valutare subito se sia possibile.
- Quale forma può assumere nelle mie condizioni? Qui entrano in gioco denaro, tempo, relazioni e rischi.
Così evitate due estremi: non dovete accantonare subito un desiderio perché sembra irrealistico, né trasformarlo in un ordine a cambiare radicalmente vita.
Definite i vostri criteri invece di adottare un’idea altrui di successo
Se non sapete se state seguendo una direzione vostra o le aspettative altrui, provate a scrivere da tre a cinque criteri personali per definire una vita o un lavoro soddisfacenti. Non slogan astratti, ma condizioni osservabili.
Per esempio:
- ho margine per decidere come svolgere il mio lavoro;
- dedico almeno una parte del tempo a problemi che mi interessano;
- capisco quale significato abbia per me il risultato del mio lavoro;
- ho abbastanza stabilità per rispettare i miei impegni;
- mi resta energia per le cose importanti al di fuori del lavoro.
Potete poi valutare le diverse possibilità in base a questi criteri. Il ragionamento si sposta così da «che cosa dovrebbe volere una persona di successo?» a «che cosa funziona per me, in questa fase della vita?».
Fate una breve verifica prima di un cambiamento importante
Se state valutando una nuova direzione, non è necessario avere le idee del tutto chiare su ciò che vi «muove». Può bastare verificare alcuni aspetti pratici:
- Mi attira l’attività o soprattutto il risultato immaginato?
- Torno a questo interesse anche senza pressioni esterne?
- Quali aspettative altrui influenzano la mia decisione?
- Ho una ragione personale per cui questa direzione conta per me?
- Posso provarla in modo limitato e reversibile?
- Se decido di proseguire, quali impegni devo rispettare?
Questo metodo non deve per forza rivelare un’unica passione destinata a durare tutta la vita. Può però offrire qualcosa di più pratico: una visione più precisa di quali attività e condizioni volete mantenere consapevolmente nella vostra vita e quali avete accolto soprattutto perché gli altri se le aspettavano da voi.