Decidete di cambiare lavoro, rifiutare un’offerta, interrompere una collaborazione o investire tempo in una nuova direzione. Al momento della scelta vi sembra di aver valutato i fatti e le vostre priorità. Il giorno dopo, però, vi chiedete se non abbiate agito troppo in fretta. Poi arriva un altro parere, si affaccia un nuovo scenario e sentite il desiderio di ricominciare tutto da capo.
Avere dubbi dopo una decisione non significa necessariamente aver scelto male. Quando la posta in gioco è importante, è normale rendersi conto anche di ciò a cui si è rinunciato scegliendo un’alternativa. Perciò, oltre a saper decidere, è utile capire quando mantenere la scelta e quando invece è davvero il caso di rivederla.
Dopo aver deciso, cambia la domanda
Prima di decidere vi chiedete quale opzione sia la più adatta. Dopo la scelta, continuare a confrontare all’infinito tutte le alternative non serve, se le condizioni sono rimaste le stesse.
La domanda da porsi diventa: «È emerso qualcosa di importante che modifica le ragioni alla base della mia decisione?»
Se la risposta è no, confrontare di nuovo ogni possibilità può aumentare soltanto l’incertezza. Se invece è sì, rivalutare la scelta può essere ragionevole e non significa essere deboli o volubili.
Prima di decidere, annota le ragioni della scelta
Uno dei motivi per cui dopo una decisione torniamo al punto di partenza è che non ricordiamo più con precisione su quali elementi ci siamo basati. Dopo qualche giorno può restare soprattutto una sensazione spiacevole o il parere della persona con cui abbiamo appena parlato.
Per una decisione importante, prendetevi quindi un momento per annotare:
- Qual è il mio obiettivo principale?
- Quali sono i tre criteri più importanti per me?
- Quali informazioni ho a disposizione oggi?
- A che cosa rinuncio consapevolmente con questa scelta?
- Perché, nelle condizioni attuali, questa è l’opzione più adatta?
Queste note non sono un contratto con voi stessi: servono da punto di riferimento. Se in seguito iniziate a dubitare, potete verificare se sono cambiati i fatti oppure soltanto il vostro stato d’animo del momento.
Distingui le nuove informazioni dai nuovi pareri
Dopo aver deciso, è facile incontrare persone con punti di vista diversi. C’è chi sceglierebbe l’opzione più sicura e chi vi direbbe di rischiare di più. Un parere può essere utile, ma da solo non è necessariamente un motivo per cambiare decisione.
| Che cosa è emerso | Esempio | Come comportarsi |
|---|---|---|
| Un nuovo fatto | L’offerta prevede una condizione diversa da quella che conoscevate | Valutare se rivedere la scelta |
| Un cambiamento delle vostre possibilità | La situazione economica o la disponibilità di tempo è cambiata in modo significativo | Ricalcolare la decisione iniziale |
| Il parere di un’altra persona | Un collega sceglierebbe una strada diversa | Verificare se porta un’informazione o esprime solo una preferenza |
| La vostra agitazione | Dopo aver deciso vi sentite incerti | Non riaprire automaticamente la scelta |
Soprattutto quando entrano in gioco i valori personali, è importante non scambiare le preferenze altrui per prove oggettive del fatto che abbiate sbagliato.
Chiediti se sono cambiati i tuoi criteri
A volte i fatti non cambiano, ma cambia ciò che per voi conta. Anche questo può essere un motivo legittimo per riaprire la decisione.
Immaginate di aver scelto un’offerta di lavoro soprattutto per lo stipendio più alto. Dopo qualche settimana vi rendete conto di aver sottovalutato il tempo necessario per gli spostamenti e l’impatto sulla famiglia. Non si tratta soltanto di nervosismo: uno dei vostri criteri ha acquisito più peso di quanto gli aveste attribuito inizialmente.
In una situazione del genere è più utile rivalutare la scelta che convincersi di dover restare a tutti i costi fedeli alla decisione presa.
Non lasciare che ogni nuovo parere riapra tutta la decisione
Se dopo ogni conversazione ricominciate a soppesare tutte le opzioni, potete perdere gradualmente la sensazione di essere voi a decidere. I pareri altrui sono particolarmente utili quando offrono una prospettiva o un’informazione che non avevate considerato.
Quando ricevete un consiglio, provate a chiedervi:
- Questa persona porta un fatto nuovo?
- Mi segnala un rischio che non avevo visto?
- Oppure preferisce semplicemente un’opzione diversa dalla mia?
Se si tratta solo di una preferenza diversa, non siete tenuti a giustificare o cambiare la vostra scelta. Autonomia non significa ignorare gli altri, ma non affidare loro la responsabilità finale delle proprie decisioni.
Un esempio concreto di cambio di lavoro
Immaginate di avere due offerte di lavoro. La prima offre uno stipendio più alto, la seconda maggiore flessibilità e un tragitto più breve. Dopo aver valutato le vostre priorità, scegliete la seconda perché volete avere più tempo per la famiglia e continuare a crescere professionalmente.
Dopo aver firmato il contratto, un conoscente vi dice che avreste dovuto accettare la prima offerta, perché «un’occasione per guadagnare di più non si rifiuta». All’improvviso iniziate a dubitare.
Se tornate ai criteri iniziali, vi accorgete che:
- lo stipendio era importante, ma non era il criterio principale;
- la flessibilità era una delle condizioni fondamentali;
- entrambe le offerte erano valide dal punto di vista professionale;
- il commento non ha aggiunto alcun fatto nuovo.
In questo caso non è necessario rimettere tutto in discussione: è emersa una diversa scala di priorità, non una nuova informazione.
Fissa un momento per fare il punto, senza rivalutare ogni giorno
Per alcune decisioni serve tempo prima di poter capire se siano state valide. Non è possibile valutare correttamente un nuovo lavoro, un cambiamento di progetto o un nuovo modo di collaborare dopo appena due giorni.
Può essere utile stabilire un momento di verifica. Per esempio: «Tra sei settimane valuterò se questo cambiamento soddisfa i miei tre criteri principali».
Nel frattempo potete raccogliere osservazioni, senza dover prendere di nuovo la stessa decisione ogni sera.
La verifica è davvero utile soprattutto se stabilite in anticipo che cosa osservare. Altrimenti rischia di diventare un’altra occasione per dubitare in modo generico.
Stabilisci quando riaprire la decisione in anticipo
Alcune informazioni nuove non possono aspettare la data prevista per la verifica. Potete quindi definire in anticipo anche le situazioni in cui riesaminerete subito la scelta.
Per esempio:
- emerge un’informazione importante che prima non avevate;
- i costi superano nettamente quelli previsti;
- cambia una condizione personale o lavorativa importante;
- vi accorgete che la scelta è in contrasto con un valore che inizialmente non avevate riconosciuto;
- si presenta un problema che non è ragionevolmente possibile risolvere mantenendo la scelta iniziale.
In questo modo non dovete agire in base all’intensità dell’incertezza del momento: avete già definito i criteri da seguire.
Attenzione a giudicare la decisione solo dal risultato
Una scelta può rivelarsi svantaggiosa anche se, sulla base delle informazioni disponibili, era ragionevole. Allo stesso modo, un’opzione valutata superficialmente può avere un esito positivo per caso.
Se giudicate la vostra capacità di decidere solo dal risultato, rischiate di farvi un’idea ingiusta. Dopo un esito negativo potreste concludere di aver deciso male, anche se avete agito con responsabilità. Dopo un esito positivo, invece, potreste attribuire la riuscita alla qualità della vostra decisione, quando in realtà è stata la fortuna a fare la differenza.
Quando guardate indietro, valutate separatamente due aspetti:
- il processo: avevate informazioni adeguate, criteri chiari e avevate considerato le conseguenze?
- il risultato: che cosa è successo e che cosa potete imparare?
Se la scelta non funziona, intervieni sul futuro
Quando una scelta si rivela inadatta, è facile bloccarsi a chiedersi come si sia potuto commettere un errore simile. Una domanda più utile è: «Che cosa posso fare da questo momento in poi?»
Le possibilità possono essere diverse:
- correggere una parte della decisione, se non è necessario annullarla del tutto;
- modificare le condizioni, per esempio concordando una diversa modalità di collaborazione;
- interrompere la scelta, se proseguire non ha senso;
- mantenerla, se il disagio non significa ancora che sia sbagliata.
Assumersi la responsabilità non significa punirsi per il passato. Significa occuparsi di ciò che è ancora possibile cambiare.
Non confondere la serenità con la prova che la scelta sia giusta
Una decisione valida può anche essere difficile da affrontare. Rifiutare una richiesta può essere coerente con i propri limiti e suscitare comunque senso di colpa. Un cambiamento professionale può avere senso e, al tempo stesso, portare con sé incertezza.
Non è quindi necessario aspettarsi che una scelta giusta porti subito serenità. Le emozioni sono informazioni importanti, ma non sono l’unico criterio.
Se la decisione si basa sulle vostre priorità, sui fatti e su conseguenze che siete disposti ad accettare, un po’ di nervosismo nell’immediato non significa necessariamente che dobbiate tornare sui vostri passi.
Datti una regola per chiedere consiglio
Se vi confrontate spesso con altre persone prima di decidere, può essere utile chiarire in anticipo che cosa cercate da loro. Altrimenti rischiate di ricevere una nuova decisione al posto di un consiglio.
Potete dire: «Non voglio che decidiate al posto mio. Vorrei capire quale rischio, secondo voi, potrei non aver considerato». Oppure: «Mi interessa il vostro parere su questa condizione specifica, non sull’intera direzione della mia vita».
Così potete tenere conto di altri punti di vista senza rinunciare al vostro spazio decisionale.
Prima di riaprire la scelta, usa queste domande
Quando i dubbi tornano dopo una decisione, non è necessario ricominciare tutto da capo. Provate a rispondere a cinque domande:
- È emerso un fatto nuovo o soltanto una nuova sensazione?
- Sono cambiate le condizioni su cui si basava la decisione?
- È cambiato un mio valore o una mia priorità importante?
- Il parere altrui aggiunge un’informazione o esprime solo una preferenza diversa?
- È meglio agire adesso o valutare la scelta al momento stabilito?
Se la risposta alle prime tre domande è no, può essere più sensato mantenere per il momento la decisione e concentrarsi sulla sua realizzazione. Se invece è emerso un elemento importante o sono cambiate le vostre priorità, rivalutare la scelta non significa essere incerti. Può essere proprio un segno di autonomia: state rispondendo alla realtà invece di difendere a ogni costo una decisione passata.